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Brano

Siamo nel 2020, un anno che passerà alla storia come l’anno dell’epidemia COVID-19. Il 1° maggio, festa delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché ricorrenza della liberazione di Trieste dal nazi-fascismo, mi sveglio incredibilmente presto. Sono le sette del mattino, spalanco gli occhi e sento come un fuoco che arde dentro al petto. Questo stato di cattività imposta dal regime sanitario sta iniziando a costare troppa fatica. Decido di alzarmi, i miei (della proprietaria) 60 mq di casa, in questi ultimi tempi, stanno decisamente stretti. Mi preparo ad uscire, mascherina sul viso, mi infilo le scarpette da jogging e via, si parte.

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Mondo

La Rabbia Che Sento

La Rabbia che sento
è quella che ho dentro
è quel dolore nella pancia
che perfora ogni organo
Accompagna ogni istante
quando nasce dentro
è difficile evacuarla .
La rabbia che ho dentro
è un macigno a compressione
è qualcosa di grande di affilato
che ruotando taglia ogni cosa
Le cellule la pelle gli organi
tutto si fa perforare
tutto si fa sfiorare
dalla punta
della lama .

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Bologna

Una riflessione sullo sciopero degli affitti

“Ma se l’Università è chiusa, perché non tornate a casa vostra?”
“Potete pagare il 50% adesso e il 50% il prossimo mese”
“Non è colpa nostra se non avete i soldi per pagare l’affitto e non avete messo da parte risparmi sufficienti per far fronte a queste situazioni”

Queste sono solo alcune delle risposte più originali che, in tempi di pandemia e annessa crisi economica globale, alcuni proprietari (piccoli o grandi che siano) hanno elaborato di fronte alle richieste di sospensione o riduzione del canone d’affitto, avanzate da affittuari/e in evidenti difficoltà. Si tratta di studenti/esse, lavoratrici e lavoratori precarix, famiglie e sfamiglie, o tutte e tre le cose insieme. Non mancano ovviamente posizioni più accomodanti da parte di proprietarx consci del fatto che la richiesta a oltranza di pagare per intero il canone d’affitto non può trovare terreno fertile adesso e non può che portare allo svuotamento degli appartamenti che, presumibilmente, in questo modo, rimarrebbero vuoti per lungo tempo.

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CRISI, LEGAMI, PRIVILEGI

A tutti i fallimenti emotivi, miei “privilegi”
che temprano più forte ciò che Resiste
nella Crisi
e quindi,
a tutte le mie Speranze.

Da quando l’emergenza Covid è cominciata e il lock-down ci è stato imposto, tanti pensieri verso cui impiegavo molte energie a tenere chiusi dentro a sportelli chiaroscuri della mente, si sono invece ripresentati, ricorrenti e inevitabili.
È successo a me come a quasi tutti noi.
La crisi, il precariato, l’incertezza, l’instabilità relazionale, le minacce alle possibilità di fioritura personali.
Nel 2008, quando iniziò la grande crisi, ero in quarta superiore, in quell’isola felice all’interno di una provincia bianco-bigotta chiamata liceo artistico. Amavo quella scuola, il tempo passato sulle tavole. Anche i miei compagni la amavano, anche quelli a cui studiare non interessava: amavamo essere in quell’ambiente rilassato, accogliente e insieme stimolante. Una sorta di scuola-famiglia: pochi studenti, materne e paterni prof. Una bambagia.

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La sindrome di Cassandra

Nel corso degli ultimi due secoli, la pandemia era stata annunciata come estremamente prevedibile e particolarmente virulenta da decine di biologi, medici, antropologi, ecologisti, epigrafisti, medium, sensitive, sciamani, ragazzine scandinave e divulgatori scientifici. Centinaia di scrittori e scrittrici di fantascienza ne avevano immaginato sviluppi, scenari e, naturalmente, epiloghi, dando vita ad altrettante epopee, corti, medio e lungometraggi, serie televisive e puntate speciali di Science. Migliaia di ecologiste ed ecologisti, che assistevano attoniti alla distruzione del pianeta, si erano immolati in una lotta totalmente impari per denunciare la devastazione di interi ecosistemi, arrivando spesso a perdere la loro stessa di vita.

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General Muroparlante

La rage du peuple

Parigi, Francia, Giugno 2020

“Non ho il Covid ma ho la rabbia.

Contro il Macronavirus e la sorveglianza di stato

 

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H2K 4E4*

È appena tornata dal Brasile,
sarà autoisolamento per due settimane.
Lei invece una notte va a lavoro,
gli sbirri sotto casa alle sette del mattino,
la notizia della deportazione.
Mi dici che sapeva a cosa andava incontro.
Hai paura
eppure
non vedi che è il tuo doppione.

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Bologna

Quando ci rivedremo, sarà più facile riconoscerci

21/04/20

Abitiamo in collina e in questi giorni sospesi siamo tornati a camminare più spesso nei dintorni.
Nascosti tra i calanchi ci sono vecchie roulotte, baracche abbandonate e anche qualche casa che, negli anni, stiamo vendendo cadere.

Quello per l’abbandono è un vecchio amore mai sopito.
In questi tempi distopici è facile che riemerga, così forte.

Incubi o sogni? Non mi interessa.
Non mi è mai interessato.
Bastava navigare l’ignoto.

Mi interessa invece che sogniamo così forte da trasformare l’incubo di questa realtà costretta,
nella nostra utopia di libertà.
Felice non so, ma almeno vera.

Mentre le rappresentazioni capitaliste e false del mondo franano fragorosamente davanti a particelle di paure che non si vedono,
non smetto imperterrita di sognare il mio altrove.

Punto tutto, mi godo il rischio.

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Riflessioni su DAD

Devo ammettere che almeno fino a 6 settimane fa non avevo idea di cosa fosse un browser, un server, un software. Non avevo proprio idea di come funzionassero e cosa fossero. L’unica cosa che sapevo era che appartenevano al lessico informatico e, quando li sentivo nominare, associavo il suono di queste parole solamente al gracchiare sinistro dei contatti elettrici. A dire la verità non me ne sono nemmeno mai interessata più di tanto e quando mi trovavo a discutere con qualcuno dell’utilizzo dei nostri dati da parte di Google, Apple, Microsoft etc. etc.. chiudevo la discussione affermando che ormai tutto ciò di interessante che potevamo possedere l’avevamo già elargito largamente, dal primo momento in cui avevamo deciso di passare agli smartphone. Sì, gli smartphone. Ricordo di quanto a lungo sono rimasta reticente all’acquisto di questi macchinari e di quanto a lungo resistetti nel mio eremitaggio digitale. Non ricordo invece quale sia stato il motivo che mi abbia fatto cambiare idea: probabilmente la crescente necessità di mantenere i contatti tramite quello che pareva ormai l’unico modo di interagire con gli amici lontani – e anche quelli vicini – Whatsapp. O magari la possibilità di vedere immediatamente le nuove mail. Chissà. Non sono passati molti anni da quando ho effettuato questa conversione alla Connessione ma ho già scordato quale era il mio modo di relazionarmi agli altri prima del cambiamento.

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DOVE FANNO IL DESERTO LO CHIAMANO PACE

26/04/20

In un periodo come quello che stiamo vivendo in queste settimane il nostro quotidiano è cambiato radicalmente.
Nel giro di pochi giorni abbiamo assistito al culmine del terrorismo mediatico, con un costante crescendo di notizie allarmanti e talvolta contraddittorie, e ci siamo trovati costretti a chiuderci in casa (sempre se una casa la si ha).
Questa “quarantena” non ha avuto gli stessi effetti per tutti/e: la casa, il frigo pieno, il giardino, lo smart working, il vivere con una persona non violenta non sono denominatori sociali comuni.
I tg, i social e le stesse istituzioni hanno approfittato di questa situazione per resuscitare il buon vecchio amor di patria e distogliere i riflettori dai colpevoli della diffusione del virus (confindustria, padroni vari e gli autori dei tagli alla sanità) per puntarli sui runners, su chi porta fuori il cane e chi semplicemente va per strada per le sue necessità.