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IL NOSTRO AMORE NON È LA VOSTRA LEGGE

29/04

IL NOSTRO AMORE NON È LA VOSTRA LEGGE

Nuove storie, vecchi problemi.
Il coronavirus ci porterà ad una “nuova era”? La vita sarà diversa? Nulla sarà più lo stesso? Forse. Anzi, un cambiamento ci sarà di sicuro, ma se avverrà in senso positivo dipenderà solo da noi e non da loro.

Il virus non ha fatto altro che fare emergere in maniera ancora più evidente i problemi che già esistevano da tempo, i problemi che il sistema pre-virus aveva già creato e che noi instancabilmente abbiamo sempre provato a denunciare e a combattere. La vera sconfitta che si nasconde dietro all’era post-virus sarebbe quella di non rendersi conto che la realtà in sé non era affatto priva di contraddizioni e di ingiustizie già da prima. Se c’è una “lezione” che questo virus può dare alla gente in maniera esplicita ed inequivocabile è questa. Se dopo questa “lezione” non cambieranno i principali meccanismi che affliggono il sistema in cui viviamo, allora davvero la Rivoluzione che cerchiamo diventerà più che mai un’utopia. Le lacune del sistema sanitario (dovute ai tagli alla sanità) non sono che la punta dell’iceberg di un sistema che, come ben sappiamo, ormai ha prosciugato la nostra esistenza privandola a poco a poco di tutte le sue priorità fondamentali, dalla casa ai diritti umani, dalla libertà di pensiero a quella di associarsi.

Ma non si tratta solo di questo: si tratta anche di capire una volta per tutte gli errori che facciamo da sempre ma che adesso la realtà ci sta sbattendo in faccia con una veemenza tale che non possono più essere tollerati in alcun modo. Lo sfruttamento, l’usurpazione ecologica, le superficialità d’analisi, la manipolazione della comunicazione, la squilibrio economico, il taglio ai servivi di prima necessità, la corruzione politica, sono tutti problemi vecchi che già conosciamo, come conosciamo i paradossi e le contraddizioni umane e sociali che questi problemi portano con loro. Semplicemente ora più che mai non ci si può più convivere con questi problemi, e ne vale della libertà e della vita di tutti e tutte. Siamo di fronte ad un punto di non ritorno? Forse si, ma non è questo il punto. I cambiamenti epocali nella storia di solito avvengono su un lasso di tempo ampio, sono graduali e non subitanei, e probabilmente anche in questo caso sarà così, però è anche vero che ci sono singoli episodi che possono cambiare il corso della storia, che possono segnarla in maniera particolare, e forse siamo di fronte ad uno di essi, ma il vero punto della faccenda non è il cambiamento in sé, perché esso è naturale ed ovvia conseguenza dei processi di vita, bensì la direzione che esso prende, il “come”, il modo in cui facciamo evolvere questo cambiamento.
Solo chi è caduto può rialzarsi, e dalle grandi crisi nascono grandi possibilità di cambiamento, e non è solo un modo di dire che si riduce ad una visione ottimistica di una catastrofe. Non si tratta di guardare il bicchiere mezzo pieno, ma dell’urgenza di riempire la parte mezza vuota. Si tratta di capire che bisogna mobilitarsi subito affinché questa situazione faccia da leva per un cambiamento vero, e lo si può fare perché una cosa di questa portata e di questa ampiezza non è così facile che accada. Il mondo è sempre stato pieno di problemi e di ingiustizie, a qualsiasi latitudine, ma la “potenza” della situazione attuale sta nella sua grandezza, perché sta volta a differenza delle singole problematiche che possono colpire un singolo ambito piuttosto che un altro, questa colpisce tutti e tutti indistintamente. Questo suo essere “globale” del resto è il problema che sta dietro al fatto che le misure fino ad ora adottate per combattere questo problema si siano rivelate inefficaci ed in coerenti, perché bisognerebbe calibrare le misure in base alle pluralità di realtà esistenti. Non siamo colpiti tutti alla stessa maniera da questa situazione, perché gli effetti cambiano a seconda della ricchezza, dell’età, del lavoro, della geografia, della situazione psico-sociale, e di tantissime altre varianti. Le leggi che ci impongono non sono giuste perché non considerano questa moltitudine di piani, questa diversificazione dei livelli. Solo degli interventi mirati che siano consapevoli delle diverse sfaccettature della realtà possono essere efficaci sulla stessa. Il discorso in verità è semplice e datato: la realtà ha mille sfaccettature, e c’è un “gap” enorme tra l’interpretazione della realtà e gli interventi che si effettuano su di essa. La situazione attuale colpisce la realtà-tutta, e di conseguenza anche questa situazione diventa sfaccettata e quindi analizzabile sotto diverse prospettive ed angolature. Si tratta di un discorso vecchio proprio perché da sempre una legge uguale per tutti ha avuto il limite di essere applicata ad una realtà che di per sé sarà sempre diversa e multi-sfaccettata. Noi la risposta a questo limite in verità la sappiamo, la conosciamo già, e proviamo a praticarla e portarla avanti da tanto tempo: l’autogestione.
Questo è il momento per rivendicare più che mai l’importanza dell’autogestione, perché essa può davvero rappresentare la soluzione. Questo non significa quindi tornare alla realtà di prima, o meglio, alle loro realtà e alle loro leggi, ma bensì applicare finalmente la realtà che non viviamo dal basso e rovesciare il sistema, sostituendo il loro mondo col nostro, con quello dell’autogestione, perché, ancora oggi più che mai, “il nostro amore non è la vostra legge”.

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