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Muroparlante

Muroparlante 01: “Corona is the virus, capitalism is the pandemic”

Chicago, U.S.A, Marzo 2020

[Eng below]

 

MUROPARLANTE

 

Dalle tetre profondità dell’abiezione, della miseria e dell’odio, erano salite con inquietante precisione le bandiere desolate, sventolando misteriose minacce. Da ogni parte i mille e mille occhi del delitto lo avevano dunque spiato, sapevano tutto di lui, non l’avrebbero più dimenticato un istante.

Il nuovo questore, Dino Buzzati, 1948

 

“Corona is the virus, capitalism is the pandemic

Ignoto su muro, Chicago, United States, 2020

Non serviva una pandemia per vedere il marcio del mondo in cui viviamo e le sue derive di ingiustizia e inequità. Non serviva, eppure giorno dopo giorno il marciume è sempre piu’ visibile nelle corsie degli ospedali della depredata sanità pubblica, nella prepotenza del profitto che non vuole fermare la produzione, nelle carceri sovraffolate che ci si ostina a non svuotare, nelle strade deserte dove continua a vivere chi una casa non ce l’ha, nelle difficoltà per tante/i ad arrivare a fine mese.
Questo e tanto altro sfugge all’occhio mediatico ma oggi sempre piu’ persone riconoscono ciò che prima non vedevano: le crepe di questo sistema che la pandemia ha reso ancor piu’ profonde. Dai diversi angoli del mondo si levano voci di protesta e richiesta, di denuncia e di rabbia. E anche i muri tornano a parlare e in tante città del mondo si coprono di nuove scritte
Le scritte sono uno strumento di comunicazione semplice, orizzontale ed efficace che l’umanità utilizza da secoli. In questa contemporaneità surreale in cui la vita reale è sempre più traslata sul virtuale la forza e potenza d’impatto di una scritta sul muro ci colpiscono  piu’ che mai.  In antitesi alla comunicazione bulimica e schizofrenica dei social media queste scritte rimangono salde e ben visibili e non possiamo fare a meno di osservarle, comprenderle, rielaborarle. E non possiamo che sorridire con complicità a chi, per un estremo desiderio di comunicare, ha compiuto questo gesto sfidando i controlli sempre piu’ serrati per le strade delle nostre città.
Felici di vedere i muri delle città parlare, lanciamo questa rubrica per raccogliere queste voci invitando tutte e tutti a partecipare, segnalando e condividendo le foto di scritte che incontrate sui muri dei luoghi che attraversate all’indirizzo mail bolotov@framalistes.org e/o all’account Mastodon @bolotov@mastodon.bida.im
Bolognina, Bologna, Marzo 2020
“From the gloomy depths of abjection, misery and hatred, desolate flags had risen with disturbing precision, waving mysterious threats. Everywhere the thousand eyes of the crime had therefore spied on him, they knew everything about him, ‘they would have not forgotten him for a moment.”
The new commissioner, Buzzati, 1948
“Corona is the virus, capitalism is the pandemic”
Unknown on wall, Chicago, United States, 2020
We didn’t need a pandemic to see the rotten world in which we live and its drifts of injustice and fairness. It was not needed, yet day after day the rot is more and more visible in the hospital wards of the looted public health, in the arrogance of profit that does not want to stop production, in the overcrowded prisons that we persist in not emptying, in the deserted streets where homeless still live, in difficulties for many to get a monthly salary. 
This and much more escapes the media eye but today more and more people recognize what they did not see before: the cracks of this system that the pandemic has made even more profound. Rumors of protest and demand, of denunciation and of anger are raised from different corners of the world. And even the walls speak again and in many cities of the world they are covered with new writings.
Writing is a simple, horizontal and effective communication tool that humanity has been using for centuries. In this surreal contemporaneity in which real life is increasingly transferred to the virtual, the impact strength and power of a writing on the wall strike us more than ever. In contrast to the bulimic and schizophrenic communication of social media, these graffiti remain firm and clearly visible and we cannot help observing them, understanding them, reworking them. And we like to smile with complicity to those who, out of an extreme desire to communicate, made this gesture by challenging the increasingly tight controls on the streets of our cities.
Happy to see the walls of the cities talking, we launch this section to collect these voices inviting everyone to participate, signaling and sharing the photos of writings you encounter on the walls of the places you cross at the email address bolotov@framalistes.org and / or to the Mastodon @ bolotov @ mastodon.bida.im account