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C’è vita oltre il pianerottolo –episodio n. 3 –

29/04

C’è vita oltre il pianerottolo –episodio n. 3 –

Una serie basata su fatti realmente accaduti

Il Sol dell’Avvenir

Squilla il telefono. Rispondo trafelato. “Qui Radio Londra, qui Radio Londra” scandisce la voce dall’altro capo. “Prevista un’azione a breve!”. È la voce di un compagno. Nome di battaglia: Zagor… e io ero Sandokaaaaaaan. “Pippo è partito. Ripeto: Pippo è partito”. Il compagno Zagor intende davvero spingersi da solo fino al parchetto Disagio della Bolognina? Ma… “Coprifuoco, la truppa tedesca…”. Vuole davvero varcare Via Stalingrado? Ma… “Oltre il ponte ch’è in mano nemica”?

Mi vesto in fretta e furia ed esco.

Varco il pianerottolo: è sempre un momento epico. Mi immagino la cavalcata delle Valchirie mentre apro il cancellino: “tatam tatatataaaaaaraaaaaaaa”.

Fuori!

Fischia il vento e infuria la bufera…. Fischia davvero. Mi ero dimenticato che esiste anche un clima: concetti come sole, nuvoloso, pioggia, vento mi paiono ricordi di un tempo che fu.

Vedo il compagno Zagor lungo il sentiero dei nidi di ragno, cioè lungo il Parco Disagio. Gli passo accanto sussurrando “All’ippodromo ci sono le corse”. E passo oltre. È il segnale. Ci ricongiungiamo poco dopo. Parliamo: “della morte noi mai parlavam, parlavamo del futuro se il destino ci allontanaaaaa”. E il destino ci allontana subito. Siamo in “zona infetta da partigiani” e una macchina a passo d’uomo (meglio detto, a passo di infame!) percorre la strada, come uno sciacallo attorno alla preda. “Achtung! Banditen!” ci pare di sentire. “La Wehrmacht!” esclamo con pronuncia raffazzonata. Guardiamo meglio: è una municipale, ma tant’è. Senza perdere la calma ci dividiamo. Mi metto in una fila dall’alimentari-Disagio-Pakistano nel parchetto Disagio, per dissimulare. Bella fila disagio: con pachistani che cazzeggiano e fumano. Si entra a turno, con un bigliettino. Esce il titolare “numero novantanoveeeeeeee, numero novantanoveeeeeee” nessuno si fa avanti “ripetooooo numero novantanoveeeeee. Novantanove: Ripetooooo OTTOOOOO OTTOOOO!!!!”. Per foruna Zagor mi strappa dal bisticcio numerico. Iniziamo a peregrinare lungo la linea Gotica (leggi via Creti). Io esibisco la mia ormai inseparabile borsona della spesa. Un’altra in tasca, da tirar fuori in caso di pericolo. Come la bomba a mano. Come i GAPpisti!

Prima tappa: la coda al Lidl. Pochi minuti in fila a cazzeggiare e poi, hop hop, ci ciondoliamo con passo incerto verso la Despar.

Seconda tappa: coda alla Despar, osservati dagli sguardi truci dei potenziali delatori della X mas: “questi due parlano! Sospetti! Magari un’ordinanza rionale dice che non si può!”.

Maaaaa, cari questurini improvvisaati: siamo in fila!!!!! Il salvacondotto! Tiééééé!

E i supermercati: il tana libera tutti !!!!

Zagor mi abbandona alla mia fila: scoprirò da Radio Londra che farà file fini a se stesse rispettivamente in: una panetteria, una farmacia, un altro supermercato, un’altra panetteria, una banca. Io poi mi metto in fila anche da un tabaccaio. Quando tocca a me, me ne vado fischiettando.

Ottime notize, gente: le code sono la patria del ribelle. Dalle code si scorge il Sol dell’Avvenir!

Sto pensando ad una nuova arma, Zagor,…un’arma definitiva…” insinuo. Zagor mi guarda stupito…

Fine terzo episodio.

Andrea