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Bologna

DOVE FANNO IL DESERTO LO CHIAMANO PACE

26/04/20

In un periodo come quello che stiamo vivendo in queste settimane il nostro quotidiano è cambiato radicalmente.
Nel giro di pochi giorni abbiamo assistito al culmine del terrorismo mediatico, con un costante crescendo di notizie allarmanti e talvolta contraddittorie, e ci siamo trovati costretti a chiuderci in casa (sempre se una casa la si ha).
Questa “quarantena” non ha avuto gli stessi effetti per tutti/e: la casa, il frigo pieno, il giardino, lo smart working, il vivere con una persona non violenta non sono denominatori sociali comuni.
I tg, i social e le stesse istituzioni hanno approfittato di questa situazione per resuscitare il buon vecchio amor di patria e distogliere i riflettori dai colpevoli della diffusione del virus (confindustria, padroni vari e gli autori dei tagli alla sanità) per puntarli sui runners, su chi porta fuori il cane e chi semplicemente va per strada per le sue necessità.

In questo modo l’ apparato governativo ha completamente deresponsabilizzato se stesso e scaricato qualsiasi onere sulla popolazione, colpevole di uscire a fare la spesa troppe volte e di non usare le mascherine (introvabili sul mercato per settimane). Non solo; la classe dirigente ci ha incoraggiati al sospetto reciproco, alla stretta collaborazione nel segnalare i “furbetti” alle forze dell’ ordine, al
colpevolizzare le persone che ci stanno attorno.
Militari, carabinieri e poliziotti si sono visti regalare poteri straordinari sotto lo sguardo complice di un’ opinione pubblica accecata dalla paura. Il braccio armato dello stato ha ricevuto le chiavi di una città vuota, impaurita e succube di continui, inutili, dispendiosi e soprattutto violenti atti di intimidazione che, tra l’ altro, non hanno alcuna funzionalità nel combattere il covid 19.
Nessuno/a dimentichi i propri diritti o rinunci alle proprie libertà, torniamo nelle strade a vivere e a lottare per un’ esistenza migliore.
Questo non è un invito a riempire le piazze di abbracci collettivi a starnuto libero, bensì un esortazione a non imbruttirsi, a continuare a coltivare le proprie relazioni sociali e a rafforzarle, a non dimenticare che vogliamo un mondo migliore e a non farci intimorire dalle autorità.
Prendiamo le dovute precauzioni, manteniamo le distanze interpersonali, evitiamo di radunarci e di mettere a rischio la nostra vita e quella altrui. Ma rimaniamo solidali, chiediamoci come stiamo, non rimaniamo indifferenti ai soprusi di chi approfitta della situazione per abusare del proprio potere e di aumentare i propri profitti. Ora più che mai dobbiamo stare compatti, le comunità forti rendono le
autorità obsolete!