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Brano

Siamo nel 2020, un anno che passerà alla storia come l’anno dell’epidemia COVID-19. Il 1° maggio, festa delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché ricorrenza della liberazione di Trieste dal nazi-fascismo, mi sveglio incredibilmente presto. Sono le sette del mattino, spalanco gli occhi e sento come un fuoco che arde dentro al petto. Questo stato di cattività imposta dal regime sanitario sta iniziando a costare troppa fatica. Decido di alzarmi, i miei (della proprietaria) 60 mq di casa, in questi ultimi tempi, stanno decisamente stretti. Mi preparo ad uscire, mascherina sul viso, mi infilo le scarpette da jogging e via, si parte.

Mi ritrovo in strada, in via della guardia (nome buffo non trovate?!), e via, infilo un passo dietro l’altro. Mi ricordo ancora come si fa a camminare, vero?!
Per fortuna si, un passo dietro l’altro e i miei piedi mi conducono sul parco del lungo Reno, lo so, sono più di 200 mt da casa mia, ed io cammino.
Un passo dopo l’altro, respiro a pieni polmoni, mi lascio cullare dalla poesia del panorama. Alberi, di un verde brillante ed intenso, si muovono, cullati dal vento, chiudo gli occhi, riprendo un altro respiro e mi ricordo che c’è ancora vita. Siamo stati privati di tanto, ma presto ci riprenderemo tutto.

F.M.